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Progetto finanziato tramite la L.R. n. 261997

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Fidanzamento e matrimonio

Un tempo il corteggiamento e il fidanzamento erano sottoposti a rigide regole sociali: tutto doveva svolgersi rigorosamente alla luce del sole. Era impensabile che i due innamorati potessero incontrarsi in luoghi appartati o, addirittura, passeggiare da soli per le strade del paese, fatto che avrebbe dato adito a pettegolezzi e riprovazione sociale. Per questo motivo, nelle rare occasioni in cui potevano incontrarsi, i giovani si affidavano allo sguardo per manifestare i propri sentimenti e a lungo questo sarebbe stato l’unico modo per comunicare il proprio amore.
Una volta ufficialmente fidanzati, i due innamorati iniziavano i preparativi per il matrimonio. L’uomo si impegnava nella costruzione della casa mentre alla donna spettava confezionare la biancheria e procurare tutto ciò che poteva servire per lo svolgimento delle attività domestiche. Molto spesso la dote della futura sposa comprendeva anche la mobilia: il tavolo e gli scanni, la credenza, l’angoliera, il comò, il guardaroba e la cassapanca.
Il giorno del matrimonio la tradizione imponeva che fosse l’uomo a recarsi a casa della fidanzata per poi accompagnarla in chiesa, insieme al corteo degli invitati. Il tipo di abito indossato da entrambi gli sposi dipendeva dalla loro condizione economica e sociale: mentre chi proveniva da una famiglia benestante portava l’abito tradizionale, gli altri indossavano un vestito qualunque e le scarpe potevano essere, addirittura, quelle usate ogni giorno. Il primo abito da sposa di fattura moderna, lungo e bianco, risale agli anni Trenta, come pure il primo bouquet di fiori; onnipresente nei matrimoni odierni, cui nessuna sposa oggi potrebbe mai rinunciare, esso non faceva parte delle usanze tradizionali.
Non c’era matrimonio che non si concludesse con la benedizione ai giovani sposi: all’uscita dalla chiesa la coppia riceveva s’aràtzia: un piatto contenente grano e sale, i due simboli della grazia, uniti a fiori, caramelle e, di rado, qualche monetina, veniva gettato ai loro piedi in segno di augurio di felicità e prosperità. 
Finita la cerimonia nuziale, gli sposi ricevevano gli invitati nella nuova casa per offrire loro una tazza di caffé con is pistocus o, nel caso delle famiglie benestanti, un pranzo o un rinfresco in grande stile.

1  1920. Festa di fidanzamento a Cagliari.
2  Anni Trenta. Matrimonio con abito lungo e bianco di fattura moderna, forse il primo comparso a Villaspeciosa.
3  1961. Matrimonio con abito corto. Attorno agli sposi i parenti più stretti.
4  Matrimonio festeggiato in casa, insieme ai familiari e agli amici più stretti.
5  1958. Giovani coppie di amici, in occasione del matrimonio di una delle due coppie.
6  1958. Festeggiamenti nuziali svolti in casa, con i familiari e i parenti.
7  1924. Foto in posa per due giovani coppie.

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